1. Inizio
  2. Le risorse idriche
  3. Ciclo idrogeologico
  4. Distribuzione dell'acqua
  5. Risorse idriche in Italia
  6. Crisi idrica in Italia
  7. Consumi idrici domestici
  8. Risparmio idrico
  9. Cenni storici
  10. Norme e leggi
  11. Qualità dell'acqua piovana
  12. Utilizzo e conservazione
  13. Classe di efficienza idrica

R.A.P. Tutorial


versione 3.2.0 Ita

Come funziona un impianto di raccolta recupero e riutilizzo acqua piovana?
Quali componenti servono in un impianto e come si progetta?
Quali sono i vantaggi legati al recupero e riutilizzo acqua piovana?

Le risorse idriche


L'acqua è il simbolo della vita, della purezza. Ad essa sono state associate immagini, letteratura, simbolismi. È forse il simbolo della vita però quello che oggi riveste un maggior significato.
Senza di essa ogni ipotesi di nascita, crescita e sviluppo può essere vanificata. Sappiamo che essa è sicuramente un fattore limitante dello sviluppo. Anche quando sono disponibili manodopera, capitale, terra, minerali, risorse naturali, la scarsità di acqua impedisce una vita decente e moderna, attività agricole, manifatturiere, turismo, tutto. L’acqua è una risorsa soltanto in apparenza illimitata; le risorse idriche naturali infatti stanno diventando sempre più scarse, sia a causa del cambiamento climatico globale che dei comportamenti irresponsabili dell’uomo.
L’abbondanza di sorgenti, corsi d’acqua, acquiferi e infrastrutture di distribuzione rende estremamente difficile la percezione di un bene in pericolo, il cui venir meno potrebbe non essere percepito.
Fra pochi anni questo problema potrebbe manifestarsi e il recupero, trattamento e riutilizzo dell’acqua piovana e delle acque reflue può essere un’ottima soluzione da applicare, sia per quanto riguarda la riduzione dei consumi di acqua potabile che per la riduzione dei volumi scaricati in fognatura, ultimamente causa di ingenti danni a cose e persone durante gli eventi meteorici di forte intensità.

Ciclo idrogeologico


Il ciclo idrologico o ciclo dell'acqua è la successione dei fenomeni di flusso e circolazione dell'acqua all'interno dell'idrosfera terrestre, e i cambiamenti del suo stato fisico (liquida, gassosa e solida). Il ciclo idrologico si riferisce ai continui scambi di massa idrica tra l'atmosfera, la terra, le acque superficiali, le acque sotterranee e gli organismi. Oltre all'accumulo in varie zone (come gli oceani che sono le più grandi zone di accumulo idrico), i molteplici cicli che compie l'acqua terrestre includono i seguenti processi fisici:

  • evaporazione
  • condensazione
  • precipitazione
  • infiltrazione
  • scorrimento
  • flusso sotterraneo

Questo ciclo non ha un preciso punto di partenza, ma si può immaginare che abbia inizio dal mare. Il calore del sole riscalda l’acqua del mare e parte di essa evapora nell’aria. L’evaporazione avviene anche dalle acque dolci dei laghi e dei fiumi. Le correnti d’aria ascensionali sollevano il vapore in alto nell’atmosfera, dove la temperatura più bassa ne provoca la condensazione in goccioline microscopiche che formano le nuvole. I sistemi nuvolosi si spostano rapidamente, trasportati dai venti, coprendo circa il 40-50% della superficie terrestre. Le condizioni climatiche delle varie zone determinano la precipitazione dell‘acqua nelle varie forme (piogge, nevi, grandine etc.) e la morfologia del suolo determina l‘accumulo ed il trasferimento delle acque sulla superficie della Terra, sul suolo e nel sottosuolo. La maggior parte delle precipitazioni cade direttamente nel mare, mentre una certa quantità di carattere nevoso può accumularsi nelle calotte glaciali o in ghiacciai, mentre la porzione che cade sulle terre emerse, a causa della gravità, fluisce come ruscellamento superficiale. Parte del ruscellamento superficiale raggiunge i fiumi e scorre verso i mari, mentre una parte di esso si accumula come acqua dolce in laghi e fiumi. Non tutta questa acqua scorre in corpi idrici superficiali, una gran parte infatti si infiltra in profondità nel terreno ed alimenta gli acquiferi, che immagazzinano enormi quantità di acqua dolce sotterranea per lunghi periodi di tempo. La frazione dell’acqua sotterranea che sta vicino alla superficie terrestre può filtrare nuovamente nei corpi idrici superficiali e scorrere verso il mare, oppure trovando nel suo viaggio vie d’uscita in superficie può emergere come sorgente. Nel tempo, tuttavia, quest’acqua continua a spostarsi, e parte di essa rifluisce nel mare, dal quale il ciclo si riattiva.

Distribuzione dell'acqua


La quantità di acqua presente sulla terra ha un valore stimato di circa 1.386 milioni di km³, di cui 1.351 milioni di acqua salata e 35 milioni di acqua dolce, corrispondenti rispettivamente al 97.5% e al 2.5% del totale.

Risorsa idrica (tipologia) Disponibilità (%) Volume d’acqua (Kmᶾ)
Acque oceaniche 97,5 1.351.000.000
totale acque 100 1.386.000.000
Calotte polari e ghiacciai 69,5 24.400.000
Acque sotterranee 30,1 10.500.000
Acque superficiali 0,4 135.000
Totale acque dolci 100 35.035.000


Per quanto riguarda l’acqua dolce, il 69,5% (24,4 milioni di km³) non è disponibile all’uso immediato, in quanto immagazzinata nei ghiacciai e sottoforma di ghiaccio, neve, e permafrost; il 30,1 % (10,5 milioni di km³) è raccolta nel sottosuolo nelle falde (rinnovabili) e nei giacimenti (non rinnovabili). Solo lo 0,4 % (135.000 km³) è presente in superficie: nei laghi, nell’umidità del suolo, nelle paludi e nelle zone umide, nei fiumi, negli esseri viventi (piante e animali), ed è quindi direttamente disponibile all’uso.
Le piogge annuali garantiscono una quantità procapite di acqua dolce di circa 7000 m³/persona, in teoria più che sufficienti per garantirne le esigenze, ma purtroppo non omogeneamente distribuita nello spazio e nel tempo.
Questa situazione, nel 2000, significava che per una popolazione mondiale stimata in 6 miliardi di persone il 16,3% avesse acqua in sovrabbondanza, il 16,7% in relativa sufficienza, il 34,7% fosse in condizioni di insufficienza, il 24,5% in condizioni di stress, e il 7,8% in condizioni di scarsità, avendo come valore di riferimento del buon accesso all’acqua i 20 litri/persona ad una distanza inferiore al km. Pur ammettendo idealmente invariata la qualità dell’acqua, non tenendo cioè in conto della perdita di qualità dell’acqua per inquinamento, a fronte di un volume complessivo costante delle risorse idriche rinnovabili, l’aumento della popolazione porta inesorabilmente alla diminuzione del valore procapite disponibile.
Un dato significativo per i paesi industrializzati: negli USA la disponibilità idrica rinnovabile, per persona era valutata nel 1955 pari a quasi 15.000 m³/anno, nel 1990 a circa 10.000 m³/anno e per il 2055 è stimata in 7.600 m³/anno, il che significa un valore dimezzato in un secolo.

Anni Popolazione (miliardi) Megalopoli Volume H20 disponibile (mᶾ)
1950 2,5 3 17.000
2000 6,0 21 7.100
2025 8,0 50 5.100


Parallelamente alla diminuzione del valore procapite di acqua dolce rinnovabile disponibile in conseguenza delle dinamiche demografiche di aumento della domanda per esigenze crescenti di usi agricoli, industriali e civili si verifica un aumento complessivo dei consumi. I consumi procapite a livello mondiale erano stimati in 350 m³/persona nel 1900 e in 643 m³/persona nel 2000: in un secolo quindi, a fronte di un dimezzamento della disponibilità, si configura un raddoppio della domanda. L’aumento della popolazione parallelamente alla richiesta di acqua procapite pone molti paesi nella condizione di water stress : annualmente i consumi superano la capacità naturale di rinnovo della risorsa, ossia il valore della precipitazione annua al netto dell’evaporazione a disposizione sotto forma di acqua superficiale e sotterranea. Secondo il database del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, il prelievo idrico annuo per usi civili in paesi emergenti come Cina e India è in costante aumento.

Nazione                Consumi (litri/abitante per giorno)
Canada 751
USA 564
Italia 381
Giappone 374
Colombia 343
Argentina 334
Grecia 326
Spagna 325
Azerbaigian284
Israele 275
Francia 273
Austria 247
Cile 243
Kuwait 235
Turchia 219
Danimarca 207
Germania 193
Egitto 187
Brasile - Irlanda 177
India 131
Cina 87
Burkina Faso 21
Burundi 17


Il consumo di acqua infatti, dalla metà degli anni ’80 ad oggi, è quasi raddoppiato in Cina e in India è triplicato. Se si immagina però di estendere il valore del consumo pro capite civile medio italiano alla Cina o all’India, per soddisfare tale richiesta sarebbero necessari volumi dell’ordine dei 150-200 km³, il cui prelievo comporterebbe conflitti con altri usi, in particolare quello agricolo, e danni agli ecosistemi.

Le risorse idriche in Italia


Il totale delle risorse rinnovabili in Italia ammonterebbe a 168 miliardi di m³,un dato superiore a paesi come la Gran Bretagna e la Germania.

Ciclo Idrologico



La Conferenza delle Acque nel 1989 valutava in 155 miliardi di m³/anno i deflussi superficiali totali, pari cioè agli afflussi meteorici al netto dell’evaporazione e delle perdite, e in 13 miliardi di m m³/anno le risorse sotterranee. Il totale delle risorse rinnovabili in Italia ammonterebbe quindi a 168 miliardi di m³, corrispondenti ad oltre 2.000 m³ per abitante, un dato superiore a paesi come la Gran Bretagna e la Germania.
La difficoltà di approvvigionamento è data dal regime idrologico dei corsi d’acqua italiani, tale da rendere tecnicamente impossibile l’uso di una quota rilevante del deflusso superficiale. Infatti, se si escludono i bacini alpini, gran parte delle precipitazioni sul resto d’Italia avvengono nel periodo che va da ottobre a marzo. Per utilizzare questo deflusso durante il corso dell’anno, e in particolare nel periodo estivo quando si concentrano gli usi irrigui, sarebbe necessario immagazzinarlo in enormi serbatoi, la cui realizzazione è tecnicamente impensabile.
Questa caratteristica del clima italiano fa sì che la gran parte del deflusso superficiale sia inutilizzabile, rendendo l’effettiva disponibilità di risorse dell’ordine di poche decine di miliardi di m³, notevolmente inferiore a quella di paesi nordeuropei dove le precipitazioni hanno un andamento più continuo.

Per far fronte a questa situazione, a partire dai primi anni del Novecento le politiche idriche nazionali hanno puntato a realizzare invasi o serbatoi che permettessero di regolare il deflusso, immagazzinandolo nei periodi piovosi per poterlo utilizzare in quelli aridi. Con le opere artificiali realizzate, e al meglio della loro efficienza, si può affermare che all’inizio del 2000 le risorse disponibili da deflussi superficiali ammontassero a circa 40 miliardi di m³, cui si aggiungono 12 miliardi di m³ di acque sotterranee. Il totale delle risorse idriche disponibili in Italia ammonterebbe quindi a circa 52 miliardi di m³. In riferimento a tali valori va evidenziato che le precipitazioni nel decennio 1994-2004 hanno subito decrementi intorno al 10% su tutto il territorio nazionale rispetto alle medie storiche precedentemente conosciute, mentre il deflusso superficiale naturale, nel corso dello stesso decennio, ha subito in media un decremento di circa il 20%. Le risorse non sono però distribuite equamente sul territorio: nell’Italia centro-settentrionale ad esempio si ha un elevato numero di precipitazioni con fenomeni intensi. Al contrario, nella zona meridionale ed insulare, le precipitazioni sono più scarse i periodi di siccità più prolungati. In particolare, negli ultimi anni, si è assistito ad un intensificarsi in tutta la penisola dell’alternanza tra precipitazioni intense e periodi di siccità, i quali hanno dato luogo anche a problemi di controllo delle piene e di dissesto idrogeologico. Ai grandi bacini del Nord, alimentati dai corsi d’acqua alpini e caratterizzati da un notevole apporto d’acqua, anche sotterranea, fanno da contrappunto corsi d’acqua territorialmente più circoscritti e dall’andamento più irregolare lungo l’arco appenninico e nel Mezzogiorno.
Se nelle regioni centrali è ancora abbondante la circolazione di acque sotterranee, nel sud la falde utilizzabili sono invece assai scarse e confinate entro brevi tratti di pianura costiera, dove spesso subiscono fenomeni di ingressione salina. Se si volesse tracciare un quadro in termini numerici, al Nord, dove sono presenti risorse superficiali e sotterranee abbondanti e regolarmente disponibili, esse vengono utilizzate per il 65% rispetto alla disponibilità nazionale e per il 78% rispetto alla disponibilità locale; al Centro tale quota diminuisce e si ha un prelievo di circa il 15% rispetto alla disponibilità nazionale e del 52% rispetto alla disponibilità locale.
Per il Sud e le Isole il prelievo e del 20% rispetto alla disponibilità nazionale e del 96% rispetto alla disponibilità locale. Nelle zone in questione, nel passato, si sono resi necessari imponenti investimenti per la realizzazione di trasferimenti idrici a livello interregionale e di invasi artificiali.

Ripartizione della disponibilità idrica per macroregioni e intensità di utilizzo rispetto alla disponibilità

Comparti idrografici Disponibilità (milioni mᶾ) Risorse usabili rispetto alla disponibilità nazionale(%) Utilizzo rispetto alla disponibilità locale(%)
Nord (bacino Po, Triveneto, Liguria) 33.925 65% 78%
Centro (Romagna, Marche, Toscana, lazio, Abruzzo, Molise) 7.825 15% 52%
Sud(Puglia,Campania,Calabria,lucania,Sicilia,Sardegna) 10.085 20% 96%
Italia 51.808 100%

Risorse idriche disponibili per comparto idrografico

Comparto Idrografico Risorse disponibili (milioni mᶾ/anno) Risorse disponibili per abitante (mᶾ/anno)
Bacino del Po 20.586 1.334
Nord Est 12.660 1.975
Liguria 679 337
Romagna - Marche 1.615 478
Toscana 983 275
Lazio - Umbria 2.525 437
Abruzzo - Molise 2.702 1.755
Puglia 848 220
Campania 2.166 400
Calabria - Lucania 3.109 1.180
Sicilia 1.889 388
Sardegna 2.058 1.299
Totale Italia 51.819 921

Ripartizione negli usi dei prelievi idrici in Italia (milioni di m³/anno)

Area Civili Industriali Irrigui Energia Totale m³/anno
Nord Ovest 2.268 3.520 8.193 1.863 15.844.000
Nord Est 1.453 1.648 5.277 2.583 10.915.000
Centro 1.618 1.482 970 72 4.142.000
Sud 1.803 879 3.506 36 6.223.000
Isole 798 457 2.191 0 3.447.000
Italia 7.940 7.986 20.136 4.509 40.571.000

Acqua prelevata in Italia per uso potabile divisa per tipologia di fonte

La crisi idrica in Italia


La “Relazione annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici” del 2006 indica un fabbisogno idrico complessivo dell’intera nazione, per l’inizio del XXI secolo, in 54,3 miliardi di m³/anno, superiore quindi alle risorse disponibili (51,8 miliardi m³/anno).


Ambito di utilizzo Richiesta (%) Volume (miliardi mᶾ/anno)
Civile 14% 7,6
Agricolo 49% 27
Industriale 25% 13,3
Energetico 12% 6,4
Totale 100% 54,33

Le ormai frequenti situazioni di emergenza confermano come la gestione delle risorse idriche vada migliorata. Un primo problema è dovuto al fatto che la domanda si concentra nei mesi estivi: i dati di disponibilità e di consumi infatti sono annuali, ma gran parte dei consumi si concentra nei mesi della tarda primavera e dell’estate. La domanda irrigua, tipicamente, va da aprile a ottobre.
A partire da ottobre comincia ad aumentare sensibilmente anche la domanda per usi. La mancanza di acqua in alcune zone d’Italia è legata appunto a questa concomitanza di picco di domanda. C’è poi un ulteriore aspetto da considerare: se il prelievo di 40 miliardi di m³ sembra teoricamente compatibile con la disponibilità dei 52 miliardi, non è altrettanto compatibile con la qualità delle acque dei fiumi e delle falde.
La stima delle risorse utilizzabili infatti non tiene conto della necessità di mantenere una circolazione idrica naturale: nelle stagioni critiche, le portate di fiumi e falde tendono a essere quasi completamente sfruttate e non rimane un deflusso naturale sufficiente, non solo a mantenere vivo l’ecosistema nel caso dei corsi d’acqua, ma nemmeno a diluire gli inquinanti che seppur trattati dai depuratori è necessario scaricare. I dati relativi alla qualità di alcune stazioni campione nei principali fiumi italiani durante gli ultimi 10 anni, mostrano una situazione mediocre a dimostrazione che il massiccio intervento infrastrutturale in termini di depurazione civile e industriale ha permesso di arrestare, ma non di invertire la tendenza al degrado qualitativo delle risorse idriche.
Permangono quasi dappertutto condizioni di degrado dei corpi idrici, particolarmente critiche nei periodo di minore deflusso a dimostrazione che le infrastrutture di depurazione, seppur necessarie, non bastano a garantire una qualità accettabile delle risorse idriche superficiali. In pochissime stazioni lo stato delle acque rientra negli standard di qualità previsti per i pesci e la balneazione, mentre dal punto di vista biologico non si registrano quasi mai classi di qualità diverse dallo stato “inquinato”.
Da rilevare, inoltre, una crescente attenzione dell’opinione pubblica rispetto al problema della qualità delle acque e al suo impatto sull’ambiente e sulla salute umana, che sta portando ad una progressiva perdita di fiducia dei cittadini verso il consumo di acqua del rubinetto: secondo un’indagine dell’Istat il 50% degli italiani beve acqua minerale, con il risultato che la crisi di fiducia verso le acque non confezionate, viene pagato direttamente dai consumatori.
Sarebbe necessario applicare un concetto di sviluppo sostenibile al governo delle risorse idriche, riducendo la domanda e le pressioni nei confronti delle risorse disponibili, incrementando l’efficienza negli usi, tenendo conto del valore ecologico e del valore economico dell’acqua.

Consumi idrici domestici


Si considerano consumi domestici unicamente le utenze residenziali vere e proprie, che a livello medio nazionale ammontano a circa il 75% degli usi civili. Molti usi non residenziali però sono assimilabili ai domestici e sono le acque destinate a uffici, scuole, alberghi, ristoranti ecc. che svolgono le stesse funzioni per cui le usiamo nelle abitazioni, ma con differenze importanti in termini di quantità. I consumi d’acqua civili possono variare notevolmente secondo il clima, le condizioni sociali, le abitudini e la tipologia edilizia. Dai dati riportati in tabella sui consumi domestici in alcune città europee, emerge una notevole variabilità tra le città ed inoltre appare chiaramente che non c’è corrispondenza tra consumi idrici e condizioni climatiche, ovvero non è detto che in condizioni climatiche più calde vi siano consumi idrici più elevati. Tra le città con i consumi più bassi vi sono quelle nordeuropee, in particolare quelle storicamente avanzate nella gestione dell’ambiente urbano come Hannover e Heidelberg, ma anche città dai climi caldi, come Barcellona e Saragozza. Nelle città italiane, i consumi domestici si collocano mediamente intorno ai 200 litri/(abitante • giorno), anche se esistono diverse città che hanno consumi inferiori ai 170 litri/(abitante • giorno).

Purtroppo non esistono studi dettagliati sui consumi domestici in Italia. Ad esempio i consumi per la lavatrice nelle varie stime oscillano tra il 10 e il 26% del totale, quelli per lo scarico del WC tra il 16 e il 35%, quelli per il bagno e l’igiene personale tra il 28 e il 42% del totale. Ciò è dovuto sicuramente alla mancanza di studi aggiornati, ma anche alla notevole variabilità dei consumi individuali, che dipendono da molti fattori. In figura è riportata una stima dei consumi, elaborata a partire da un’analisi dei dati disponibili. Secondo tale stima, e considerando il consumo medio domestico della città di Bologna di 149 litri/(abitante • giorno), ciascun cittadino utilizza ogni giorno circa 48 litri per l’igiene personale (una doccia, lavaggio mani, denti ecc. ), 45 litri per lo scarico del WC (6-8 scarichi al giorno), 18 litri per la lavatrice, 22 per la cucina e la lavastoviglie, 16 litri tra la pulizia di casa, innaffiamento ed usi esterni. C’è da considerare che il dato sul consumo medio non tiene conto delle perdite in rete, variabili di zona in zona.

Attualmente la maggior parte delle abitazioni sono dotate di un unico sistema di distribuzione idrica, il quale alimenta tutti i dispositivi con acqua potabile. La maggior parte dei consumi idrici però, come si è visto, riguarda usi per cui non sarebbe necessaria acqua potabile, basterebbe infatti un’acqua chiarificata, inodore, ma non necessariamente potabile. Gli usi che richiedono acqua potabile potrebbero essere limitati a lavatrice e igiene personale (32%), cucina alimentare (12%), lavastoviglie (3%), quindi meno della metà dei consumi domestici attuali. Si riporta un breve elenco dei consumi derivanti dalle azioni quotidiane:

Utilizzo Consumo di acqua(Litri)
Bagno in vasca standard 120 ÷ 160
5 minuti in doccia 35 ÷ 50
3 minuti in doccia 35 ÷ 50
Scarico del WC 3 ÷ 16
Lavarsi le mani 1 ÷ 1,5
Lavarsi i denti lasciando scorrere l’acqua 5 ÷ 10
Bere e cucinare 6 a persona
Lavaggio piatti a mano 20
Carico lavastoviglie vecchia 40 ÷ 50
Lavastoviglie Classe A 25 ÷ 35
Lavastoviglie Classe A+ 15 ÷ 25
Lavastoviglie Classe A++ 10 ÷ 15
Lavastoviglie Classe A+++ 5 ÷ 10
Carico lavatrice vecchia 100
Carico lavatrice Classe A 90
Carico lavatrice Classe A+ 80
Carico lavatrice Classe A++ 70
Carico lavatrice Classe A+++ 60
Lavaggio auto 800
Rubinetto con perdita 5 / giorno


Al consumo idrico derivante dalle azioni quotidiane si deve aggiungere quello necessario per la preparazione dei beni di consumo.
Ad esempio per produrre un litro di birra servono 15 litri d’acqua, per un kg di carta fino a 100 litri di acqua e per un kg di plastica fino a 500 litri.
Ai consumi si devono poi aggiungere le perdite derivanti da comportamenti inconsapevoli: da un rubinetto che gocciola al ritmo di 90 gocce al minuto fuoriescono circa 4.000 litri di acqua l'anno; un foro di un millimetro in una tubatura provoca, in un giorno, una perdita di 2.400 litri di acqua potabile; uno sciacquone che perde acqua nel water (anche in maniera impercettibile), può scaricare in un giorno oltre 2.000 litri di acqua.

Le recenti emergenze di siccità che hanno interessato il territorio nazionale, e il frequente protrarsi di condizioni climatiche avverse che aggravano la situazione sul territorio nazionale, richiamano sempre più l’attenzione su come l’acqua venga impiegata nelle quotidiane e ben radicate abitudini domestiche, dentro e fuori casa.

Risparmio Idrico


Le tecnologie dedicate al risparmio idrico sono tutte quei sistemi e dispositivi che in qualche modo agiscono sulla riduzione dei consumi d’acqua garantendo gli stessi risultati finali. Dispositivi oggi presenti sul mercato sono molti e facilmente reperibili; analizziamole insieme.


Comportamenti responsabili
In ambito civile, e non solo, si può ottenere risparmio idrico comportandosi nei seguenti modi:

Cenni Storici


Il recupero e il riutilizzo delle acque meteoriche è una pratica antica; resti archeologici testimoniano come la raccolta dell’acqua piovana risalga ad almeno 4.000 anni fa, mentre esisterebbero fonti che collocano in Cina le prime cisterne addirittura 6.000 anni fa.
Nel Mar Mediterraneo, già 3.000 anni fa erano conosciute le tecniche corrette per l’accumulo e la distribuzione dell’acqua. A Creta, nel Palazzo di Cnosso del 1700 a.C., era stato realizzato un articolato sistema di raccolta e distribuzione delle acque piovane.

I Romani avevano poi accolto i segreti di tale tecnica applicandola anche alle residenze private. Al centro dell’atrio venivano costruite delle vasche aperte alimentate con l’acqua piovana ricadente dalle coperture il cui troppo pieno era collegato alle cisterne. In questi serbatoi sotterranei potevano essere stoccate al fresco, al buio e in ambiente protetto dalle contaminazioni, grosse riserve di acqua.

La città di Pergamon, in Asia occidentale, è stata a lungo il centro dello sviluppo artistico e scientifico della Grecia antica. La sua forza non dipendeva solamente dalle capacità militari di difesa, ma anche, e soprattutto, dalla possibilità di resistere a lungo agli attacchi esterni sfruttando le riserve interne di viveri ed acqua. Quando l’accesso alle sorgenti e ai pozzi collocati nelle vicinanze degli insediamenti era impedito dall’assedio, veniva utilizzata l’acqua piovana proveniente dai tetti e da altre superfici, stoccata in un gran numero di cisterne di piccole e medie dimensioni, che sono state riportate alla luce dagli scavi archeologici.

Masada
Un altro esempio delle tecniche antiche di riutilizzo delle acque piovane, è costituito dai ritrovamenti nella città di Masada, sorta su un imponente massiccio roccioso nel deserto ebraico a ovest del Mar Morto. Già nel 100 a.C. tale fortezza naturale era stata attrezzata con un sistema di grossi serbatoi per raccogliere le sporadiche ma intense precipitazioni. Il sistema di stoccaggio di Masada è unico nel suo genere per caratteristiche e dimensioni: complessivamente potevano essere stoccati 48.000 m³ di acqua. Le cisterne erano realizzate con roccia sedimentaria localmente reperibile, resistente ma abbastanza facile da lavorare. Di forma per lo più a parallelepipedo, erano sigillate con una malta a base di calce, cenere e sabbia. Lungo le pareti erano fissate delle scale che servivano per le ispezioni di controllo e di pulizia.

Anche altre grandi città del passato come Costantinopoli e Gerusalemme, soprattutto per disporre di riserve idriche ingenti nei periodi di assedio, avevano predisposto un sistema di stoccaggio dell’acqua piovana con una rete sotterranea di cisterne ricavata all’interno delle mura cittadine. Con la caduta dell’impero romano, però, gran parte della cultura e della tecnica del recupero andarono perdute.

In Italia, fino alla metà del Novecento, la pratica della raccolta della pioggia era diffusa in tutto il Sud del paese, come dimostrano i recenti studi sulle tecniche tradizionali per l’accumulo di acque meteoriche svolte nella città di Matera, eppure sembra che questa grande esperienza sia andata rapidamente perduta.
Alla fine degli anni ’70 dopo la realizzazione del sistema acquedottistico nazionale, le antiche cisterne vennero abbandonate e con loro il sapere che ne permetteva l’uso. Certamente oggi non potremmo rinunciare alle risorse idriche messe a disposizione dal sistema di accumulo centralizzato, tuttavia è altrettanto evidente che è necessario dotarsi anche di capacità di accumulo diffuso, realizzando nuovi volumi e soprattutto recuperandone le conoscenze per la costruzione e la gestione.

L’importanza della raccolta dell’ acqua piovana per far fronte a parte dei consumi domestici è ormai ampiamente riconosciuta in tutto il mondo. In Australia, negli U.S.A., in Germania e Inghilterra vi sono, ormai da circa 20 anni, numerose strutture pubbliche o associazioni private che promuovono e diffondono la cultura e la tecnica della raccolta della pioggia, e molte imprese impegnate con successo nel settore. In Italia, invece, solo recentemente si sono registrate le prime esperienze e cominciano a prendere forma politiche che favoriscono la raccolta delle acque meteoriche. In base alle valutazioni svolte sui consumi idrici domestici, si può affermare che circa il 50% del fabbisogno giornaliero di acqua può essere fornito da acqua non potabile.

Norme e Leggi


Introduzione

In Italia non sono ancora state emanate norme UNI specifiche per la progettazione, realizzazione, manutenzione e conduzione degli impianti di raccolta e recupero acqua piovana. L’unica norma specifica che oggi esiste è la norma Tedesca DIN 1989-1-2-3-4. Troviamo poi norme o linee guida emanate da singole regioni, province e comuni.

Norme di riferimento nazionali ed internazioni

Per quanto riguarda la normativa nazionale vigente in materia, l’accumulo di acque piovane in invasi e cisterne al servizio di fondi agricoli o di singoli edifici ad uso civile od industriale è libera e non richiede licenza o concessione di derivazione d’acqua, pur rimanendo la realizzazione dei relativi manufatti regolata dalle leggi in materia di edilizia, di costruzioni nelle zone sismiche, di dighe e sbarramenti e da altre leggi speciali (comma 4, art. 96, D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152). Per quanto riguarda gli impianti di sfruttamento dell’acqua piovana (progettazione, esecuzione, attività e manutenzione) è bene utilizzare la norma DIN 1989. E’ una norma completa, ossia in un'unica elaborazione si segue lo sviluppo del sistema dal progetto alla posa in opera, definendo misure da mantenere e verifiche da eseguire.

Questa norma è divisa in quattro sezioni:

la prima fornisce indicazioni sulla progettazione, installazione e manutenzione dell’intero impianto. Per quanto riguarda la progettazione si pone in primo piano la sicurezza e la funzionalità dell’impianto, facendo specifica richiesta, ad esempio di facilità di manutenzione e della garanzia che l’acqua potabile non venga per nessun motivo in contatto con quella piovana. Altrettanto importanti sono i vincoli qualitativi sulle superfici di raccolta.

La seconda parte è interamente dedicata ai filtri e fornisce la loro classificazione e i criteri di verifica del funzionamento e dell’efficienza.

La terza parte reca invece tutte le disposizioni riguardanti i serbatoi, dai materiali per la loro realizzazione alle condizioni di installazione (cisterne pedonabili, carrabili ecc.). Sono inoltre elencate le verifiche che i serbatoi devono soddisfare per poter essere introdotti nel progetto, specialmente per quel che riguarda le prescrizioni di impermeabilità.

La quarta ed ultima parte riguarda gli accessori per la conduzione ed il monitoraggio dell’impianto. Il sistema di intercettazione, raccolta ed evacuazione (composto da superfici di raccolta, bocchettoni, canali di gronda, doccioni, pluviali, pozzetti, caditoie, collettori differenziati ed opere di drenaggio) è regolamentato dalle norme UNI EN 12053-3 e UNI 9184.

La norma DIN 1988, infine, disciplina il dimensionamento delle condotte di adduzione (rete duale) dell’acqua di servizio (diversa dall’acqua potabile), in corrispondenza dei punti di prelievo (che devono prevedere l’apposizione di specifici cartelli recanti la dicitura “acqua non potabile”, secondo le norme E DIN 4844 ed ISO 3864) ed il colore con il quale queste devono essere chiaramente contrassegnate (nello specifico, il verde RAL 6032 è la cromaticità da assegnare alle tubazioni di convogliamento del fluido acqua secondo la norma UNI 5634- 97).

In sintesi le norme che possiamo utilizzare sono :



Legge di riferimento nazionale

L’unico decreto legge che riporta qualche notizia sulle acque meteoriche è il Decreto Legislativo del 3 Aprile 2006, n.152 aggiornato al terzo correttivo d.Lg.vo 128/10. Norme in materia ambientale.Troviamo informazioni nei seguenti articoli:


Qualità dell'acqua piovana


Le possibilità di riutilizzo dell'acqua piovana dipendono dalla sua qualità ovvero dalla misura di eventuali carichi inquinanti e batteriche che alterano le sue caratteristiche fisiche, chimiche o i parametri microbiologici. Le fonti dei contaminanti presenti possono essere:



Escludendo l'uso potabile, non vi sono problemi di sorta relativamente agli impieghi sopra elencati.

Utilizzi dell'acqua piovana


L’acqua piovana recuperata può essere riutilizzata per i seguenti usi:
Utilizzo Esterno
Utilizzo Interno non potabile
Utilizzo Interno potabile
Utilizzi diversi

Classe di efficienza idrica


La classe di efficienza idrica (EFID) è un indicatore con il quale è possibile quantificare e classificare le diverse tipologie edilizie in termini di risparmio/riutilizzo della risorsa idrica. La logica è la stessa applicata dalla normativa europea per il risparmio energetico degli elettrodomestici. In base alla classificazione viene proposta una serie di incentivi.

Certificazione idrica

Classe Idrica valore (EFID)
A da 80 a 100
B da 60 a 79
C da 40 a 59
D da 20 a 39
E da 0 a 19


La classe di efficienza idrica (EFID) si determina applicando la seguente formula:

EFID = (Ka· A) + (Kb·B) + (Kc·C)

dove: